
La statuetta doveva essere ravvivata all’origine da una elegante policromia, i cui resti sono ancora evidenti soprattutto sull’orlo delle vesti ed alla estremità del manto, dove corre un sottile fregio di gigli in oro.
L’espressione graziosamente sorridente della Madre, il modo di acconciare il velo ai lati della sua testa, le ciocche dei capelli che dal velo emergono con caratteristica ondulazione, il panneggio del manto sul fianco sinistro con la profonda piega triangolare seccamente delineata, la nobiltà dei volti di Maria e del Bambino, la composta, contenuta affettuosità degli atti, accomunano decisamente il nostro avorio al gruppo delle cosiddette Vergini Aristocratiche, generalmente ritenute opere di artisti parigini dell’ultimo quarto del Duecento.
La statuetta laziale è a tutti gli effetti degna di figurare accanto ai capolavori riconosciuti di questo gruppo: la Madonna con Bambino di “Sainte-Chanelle”, oggi al museo del Louvre a Parigi.”
La storia della Madonnina del Fiore è strettamente correlata con quella di Lugnano e con il ritorno dei Quirini a Lugnano dopo la peste del 1300 circa.
La Madonnina viene definita da un documento seicentesco come “una miracolosa statuetta della Beata Vergine Maria, cavata da un dente d’elefante da celebre maestro francese, dalla chiesa di S.Cecilia in Civita Ducale che fu portata a Lugnano dalla nobile famiglia Quirini quando, durante la peste del 1363, essa si ritirò in questo castello”.